I «due occhi dell’anima»

L'uso, l'interpretazione e il ruolo della Sacra Scrittura nell'insegnamento di Evagrio Pontico

I «due occhi dell’anima»

Nella tradizione teologico-spirituale del cristianesimo Evagrio Pontico senza dubbio ha un posto di rilievo fra i personaggi impegnati seriamente per creare un linguaggio che permetta di capire e comunicare in maniera nuova l’esperienza spirituale. Da alcuni decenni «nessuno può più dubitare che Evagrio sia uno dei nomi più importanti della storia della spiritualità, uno di quelli che non soltanto segnano una svolta decisiva, ma evocano un’autentica mutazione spirituale» (L. Bouyer). Nella sua dottrina troviamo in una sintesi originale e accattivante, l’insegnamento fondamentalmente biblico e sperimentale dei primi padri del deserto, idee di filosofia neoplatonica, di teologia cappadoce e uno sguardo psicologico acutissimo. Proponiamo qui uno studio dell’uso, dell’interpretazione e del ruolo della Bibbia nella dottrina di Evagrio Pontico. Che i monaci egiziani abbiano letto e interpretato la Parola di Dio è un dato di fatto confermato da tutte le fonti letterarie. Ma i testi evagriani lasciano intendere che il contesto monastico del deserto abbia prodotto un modo caratteristico di usare e di interpretare la Bibbia nelle varie fasi della vita spirituale così come loro la vivevano.

AUTORE
Izsák Zsolt Baán
ANNO DI PUBBLICAZIONE
2011
PAGINE
328
FORMATO
17 x 24 cm
RILEGATURA
Hardcover
COLLEZIONE
Analecta monastica
VOLUME
11
ISBN
978-3-8306-7522-8
PREZZO
39,95 EUR

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